ARLEQUINS     numero 9  2001

 

Fiaba  “Lo sgabello del rospo”(Lizard/Audioglobe)

 

Traversie di vario tipo avevano sin qui impedito l’uscita di quest’opera terza della valorosa band siracusana. Ed è stato proprio un grosso peccato: “Lo sgabello del rospo” è indiscutibilmente un lavoro importante, certo il più elaborato ed ambizioso fra quelli partoriti da Bruno Rubino e soci. La definizione di Branduardi servito in salsa metal, adottata per comodità in passato, comincia ora ad andar stretta, dal momento che ci troviamo di fronte ad un vero concept nella più pura tradizione prog, una favola allegorica che parla di funghi e di rane, musicalmente risolta con un’unica suite al cui interno sai ha la periodica reiterazione di diversi temi. La propensione teatrale, da sempre una peculiarità dei Nostri, risulta accentuata dalla struttura dialogica stessa del concept, ed il vocalist Brancato, oltre a districarsi fra allitterazioni ed onomatopee, si cimenta con equilibrismi degni dei Deus Ex Machina. Tensioni e distensioni si succedono agili e piacevoli, ed alcuni parossistici riffs di chitarra, uniti alla fantasiosa batteria di Rubino, sanno emozionare nel profondo. Sussiste il pericolo che per i true-metallers il disco suoni troppo intricato, mentre i fans del prog potrebbero eccepire qualcosa sul contenuto un po’ scarno a livello timbrico (unico strumento non ritmico è infatti la chitarra), ma mai come in questo caso spero di essere cattivo profeta.

 

FRANCESCO FABBRI

 

ARLEQUINS      giugno 1997

 

Fiaba – Aria Palea

Falzè di Trevignano  12/04/1997

 

L’auditorium di Falzè di Trevignano ha ospitato due fra i più originali insiemi che la scena prog nazionale possa vantare: Fiaba e Aria Palea. Alla combriccola di Siracusa (alla sua prima “continentale”) spetta l’onore dell’apertura, ed i bislacchi menestrelli di Bruno Rubino, nonostante una fastidiosa indisposizione che certo non ha giovato al buon Giuseppe Brancato impedendogli di esibirsi al meglio, ed una impressionante sequela di inconvenienti tecnici che ha infierito implacabile nel corso della loro esibizione, hanno saputo offrire uno spettacolo degno della fama che li precedeva.

Ecco così le bizzarre filastrocche, innestate sulla consueta e sferzante base metallica esaltata dalla dimensione live, rese con maestria e piglio deciso dai musici che certo non si sono risparmiati. Di seguito i salentini Aria Palea, gruppo che ha saputo conquistare in breve tempoil favore degli appassionati, grazie alla maturità indiscutibile della propria proposta musicale, colta eppur così vicina alla terra di appartenenza. E le cangianti sfumature create da lunghe sfuriate strumentali, dimostrazione d’ineccepibile padronanza tecnica, alternate a pause più meditate ove emerge un gusto per la ricerca melodica peculiare, hanno vieppiù evidenziato il loro talento. Gli intervenuti, nella maggior parte assai attenti e partecipi, pur se non numerosissimi, hanno decretato il successo di un’ iniziativa lodevole, premiando così i solerti organizzatori.

 

ADRIANO MOSCHIONI

 

ARLEQUINS    marzo 1993

 

FIABA: “l’appiccato”(demo) / “I sogni di Marzia”(demo)

 

A parte l’aver conquistato il cuore della mia amata Lorella, la scoperta e quindi l’ascolto di queste due cassette dei Fiaba ha certamente rappresentato, per me, uno degli avvenimenti più esaltanti degli ultimi tempi. Il gruppo proviene da Siracusa, e forse mai come in questo caso l’isolamento dalla scena musicale “che conta” non penalizza né mortifica l’afflato creativo, ma al contrario ne sublima intenti ed originalità. Difatti per i Fiaba non è realmente facile trovare dei numi ispiratori e riferimenti precisi; immaginatevi tuttavia (se vi riesce) Angelo Branduardi in un contesto heavy metal e non sarete lontani dalla realtà! La struttura di base dei Fiaba è dunque quella tipica dei cantastorie, ma inusuale è l’arcigno menestrellare del vocalist Giuseppe Brancato, molto a suo agio nei frangenti teatrali, così come sorprende la policromia chitarristica di Andrea Quartarone, che spazia da momenti acustici e sonorità da cornamusa a durissimi attacchi hard.

Riconoscibile il massacrante lavoro di batteria del leader Bruno Rubino, per un sound complesso che talvolta guarda il sole, talaltra si insinua nell’oscurità delle foreste.

Tra i due demos, impeccabilmente confezionati, “I sogni di Marzia” si fa preferire per maturità e convinzione e per un’accresciuta intensità interpretativa, ad ogni modo fateli vostri entrambi.

Fiaba: una band davvero intrigante, “per tutti gli esseri che abitano i boschi”.

                                                     

FRANCESCO FABBRI