Flash   gennaio 2002

Fiaba : visionari e immaginifici

Un gioiello composto nel lontano '95; questo è "Lo Sgabello Del Rospo", concept onirico deggno delle grandi opere di letteratura fantasy. Il batterista Bruno Rubino ci racconta qualcosa in più sugli imprevedibili Fiaba....



 I PEZZI DELLO "SGABELLO DEL ROSPO" SONO STATI COMPOSTI 6 ANNI FA,
COME MAI VEDONO LA LUCE SOLO ADESSO?

Le etichette che avevano dato la disponibilità alla pubblicazione dell’album si sono tirate indietro all’ultimo momento, proprio quando stavamo terminando le registrazioni, c’è voluto tempo per trovare una label disposta a fare uscire il disco, all’epoca il lavoro fu trovato tecnicamente troppo complicato e quindi poco commerciale, è incredibile come produttori che si occupano di musica comunque alternativa abbiano una visione così riduttiva del mercato, alla fine comunque il coraggio della Lizard ha permesso che “Lo sgabello del rospo” vedesse la luce.


 VUOI PARLARCI DEI VOSTRI PRECEDENTI LAVORI E DELLE LORO SOSTANZIALI DIFFERENZE.

Il primo CD da noi pubblicato “XII L’Appiccato” è un lavoro minimalista, gli arrangiamenti volutamente scarni caratterizzano le atmosfere magiche di un disco sicuramente molto suggestivo, a questo è seguito “Il cappello a tre punte” nel quale le aperture strumentali, mai comunque portate sul piano del virtuosismo, conferiscono all’album un forte potere narrativo nel quale la fiaba è il veicolo portante, “Lo sgabello del rospo” è il primo concept da noi realizzato e sicuramente il disco più tecnico, l’eterogeneità dei brani presenti in questo lavoro dipende dal fatto che l’atmosfera si evolve con l’evolversi della storia, quindi le varie canzoni toccano diversi territori, da frangenti dilatati e psichedelici a venature di forte impatto techno-metal. In passato avevamo già realizzato un’operazione del genere ma non si trattava di singoli brani bensì di una suite che, per esigenze di produzione, è stata inserita nel nostro primo album e non come lavoro a sé stante come avremmo voluto, si tratta de “I sogni di Marzia” della durata di appena 15 minuti, un lavoro dal sapore fortemente onirico in cui il testo presenta risvolti psicoanalitici oltre che riferimenti alle superstizioni e pratiche scaramantiche proprie dell’immaginario medioevale, il bosco è il teatro in cui Marzia vive il passaggio puberale attraverso le visioni di un sogno. 


 VUOI RIASSUMERCI BREVEMENTE LA STORIA CHE LEGA FRA LORO LE LIRICHE DI QUESTO NUOVO ALBUM?

“Lo sgabello del rospo” è il nome inglese dell’amanita muscaria, il fungo allucinogeno presente nell’iconografia fiabesca, sicuramente tutti l’avranno visto almeno una volta, di colore rosso maculato di bianco e dall’aspetto apparentemente innocuo. Il protagonista del racconto, Pauro, ospite ignaro di due streghe, ingerisce una pozione di cui l’ovolo malefico è l’ingrediente base, tale infuso è la chiave che aprirà la porta per la città delle rane, l’album è la storia del suo viaggio in questo mondo sconosciuto dagli umani.


 LE ORME, I GENESIS ED I BANCO SEMBRANO ALCUNE DELLE VOSTRE MUSE
ISPIRATRICI, SEI D'ACCORDO CON ME?

La nostra estrazione musicale non è di natura prog, bensì tecno-metal, i nostri gusti personali, all’interno del gruppo, sono comunque multiformi e vanno dai Watchtower ai Primus. Ad ogni modo, hai nominato dei grandissimi artisti che hanno certamente influito sull’evoluzione del rock sino ai giorni nostri, è quindi ovvio che i riferimenti a questi gruppi, che hanno fatto la storia della musica, sono presenti anche in bands al di fuori del filone prog. Tuttavia se ascolti bene il nostro sound, noterai che pur condividendo tematiche care al panorama progressive e telai ritmici con tempi dispari e spesso terzinati, le nostre aperture armoniche sono molto più modeste, essenziali, cerchiamo soluzioni meno sofisticate e più dirette.

 IN UN MOMENTO IN CUI PILASTRI DELLA SCENA PROG QUALI MARILLION E GENESIS
PERDONO COSTANTEMENTE COLPI, QUALE PUO' ESSERE L'ANCORA DI SALVATAGGIO DI UN
GENERE CHE IN ITALIA VANTA UNA GRANDE TRADIZIONE?

Penso che dipenda esclusivamente dalla volontà e dal coraggio dei produttori discografici, non penso che la musica sia in crisi, i migliori gruppi non li produce nessuno perché essendo veramente originali non sono assimilabili a nessun tipo di mercato esistente. Creare dei precedenti, per un produttore, è un’operazione troppo dispendiosa e in alcuni casi poco redditizia, ma sarebbe fondamentale  far conoscere al grosso pubblico realtà che esistono nel sottobosco musicale, validissimi artisti che non hanno ancora avuto la fortuna di pubblicare i propri lavori perché considerati troppo sperimentali.


VUOI DESCRIVERMI UN VOSTRO LIVE SHOW...SO CHE PROPONETE UNA SCENOGRAFIA
PARTICOLARE...

 Usciamo da un’imponente roccia antropomorfa nella quale, attraverso una fenditura come un’enorme bocca si trova un portale di legno. Il nostro frontman, una sorta di giullare cantore, apre la strada sul palco con in mano una lanterna di rame, tamburi e cembali della batteria sono incastonati fra i rami di un improbabile bosco ormai spoglio, sullo sfondo sono visibili, come ruderi di una antica cattedrale elfica, un rosone raffigurante l’effige del cappello a tre punte (simbolo dei Fiaba) e quella di uno strano gargoyle. Il tentativo è quello di proporre una visione dello scenario naturale nel quale si muovono i personaggi presenti nelle canzoni dei Fiaba.

LUCA VISCONTI

 

FLASH    novembre 2001

 

Fiaba

“Lo Sgabello Del Rospo”

(Lizard/Audioglobe)

 

I Fiaba con questo nuovo album ci regalano un gioiello composto nel lontano ’95; un lavoro visionario e immaginifico di altissimo spessore, ma talvolta anche di difficile lettura. Un concept onirico degno delle grandi opere di letteratura fantasy, con testi da leggere come un libro e in possesso di una notevole forza evocativa. Le parti musicali sono complesse e articolate, e rievocano le sfuriate dei King Crimson e di un certo prog ruvido e scomodo, adatto ad una storia senza dubbio inquietante. Musiche e parole sono strettamente associate e il disco non può essere apprezzato nella sua interezza senza tenere presente questa chiara relazione. In questo senso, avrei preferito l’utilizzo di partiture più varie, di inserti dal sapore celtico o folk e di un suono meno metallico delle chitarre, come ad esempio si sente nella quinta traccia ( una tarantella heavy sorretta da una chitarra stridente), ma è una questione di gusto perché i brani sono molto ben suonati. La parte del leone la fa il batterista Bruno Rubino che ha composto tutte le musiche e parte dei testi, dotato di un’abilità tecnica mostruosa, esaltata da ritmi e contrattempi mozzafiato. Il cantante Giuseppe Brancato è il coautore dei testi e ha un’impostazione classica e recitativa piuttosto insolita e originale, ricca di pathos, che conferisce spessore e vigore alla complessità delle liriche. Un disco unico nel suo genere, un capolavoro che dimostra, se ce ne fosse bisogno, che la musica italiana è di altissima qualità e che non ha nulla da invidiare alle produzioni straniere, spesso prive di contenuti culturali di valore.

 

(GB)

90/100

 

FLASH   maggio 1994

 

Fiaba “XII L’appiccato”(mellow)

 

I Fiaba sono uno di quei gruppi che –in uno slang molto personale- non esiterei a definire di “difficile approccio”. Se a tante bands bisognerebbe rimproverare una scarsa attitudine all’originalità, ai Fiaba va riconosciuto, invece, il merito di essersi apprestati in uno sforzo eccellente verso la particolarità. I suoni de “L’appiccato” infatti, non basta ascoltarli, bisogna studiarli. Non è un disco facile né per i testi, né per i suoni, orientati verso un rock d’ispirazione progressive ma con forti carature folk. C’è un’atmosfera pesantemente etnica, radicalmente celtica che imperversa in ognuno dei sette brani presentati dai titoli a metà strada fra il fantastico e l’esoterico: da “Il richiamo dello stagno” a “Il fauno bevve l’acqua della sorgente”, passando per “Il signore dei topi”.

Insomma: i Fiaba hanno bisogno di un ascolto intensamente spirituale, di un impegno psicologico propenso alla ricerca, allo sforzo di capire un linguaggio –ripeto- mi riferisco non solo a quello vocale ma anche a quello musicale. Chi ha da sempre apprezzato le particolarità, le novità, l’originalità, la tenacia, lo spirito ad andare contro corrente ( ricordiamo che il quartetto in questione proviene da una scena non avvezza a questo tipo di sonorità, quella siciliana) apprezzerà anche i Fiaba in questo bizzarro ( ma coerente al proprio stile) esordio. Chi, invece, cercando tra le pagine di “Metallo Italiano” si aspetta di trovare sempre e comunque metallo colato allo stato puro, questa volta non avrà trovato pane per i propri denti. Chi poi ascolterà con attenzione e dedizione quest’opera prima ( uscita dopo due demos), saprà cogliere un’apprezzabile ispirazione lirico- drammatica di un cantato in italiano ma di completa assimilazione.

                                                                                                                               

  (PC)

 

FLASH marzo 1993

 

Fiaba

I Sogni Di Marzia

 

Proporsi in un particolare genere musicale, come quello dei Fiaba, potrebbe significare esser tagliati fuori. Ma perché sottostare a ciò che fanno gli altri, perché sognare e non esprimere quello che veramente si sente dentro…… Ecco che allora salta fuori come un folletto Bruno Rubino dando libero e doveroso sfogo alla sua vena artistica.

A differenza delle fiabe , dove tutto è fantastico, immaginario e irreale, Fiaba è una realtà che possiamo toccare con mano, ma, soprattutto, ascoltare con curiosità. Nulla è dato al caso, ogni nota, ogni parola, ogni rima, ogni movimento è studiato e preparato con perizia.

“I Sogni Di Marzia”, che segue dopo appena 8 mesi “XII L’appiccato”, demo di debutto che ha ricevuto poche ma buone recensioni, è un concept che integra la musica, il cantato in una lirica dai toni medievali, in un sonetto che i cantastorie erano soliti raccontare nelle piazze dei villaggi. E come nei ricordi da bambino si restava a bocca aperta mentre il nonno ci raccontava storie, oggi si prova la stessa sensazione nel seguire i testi de “L’appiccato”o “I Sogni Di Marzia”.

Provate a immaginarli dal vivo?!? Sarà sogno o realtà.

                                                                                                                         

GABRIELE RAITI