GAZZETTA DEL SUD          domenica 23 aprile 1995

 

Fiaba, fra gli elfi e il rock

 

Pifferi magici, folletti, gnomi, topi che ballano chinando il capo, giganti e nani, draghi, volpi ed aquile, elfi, principi e fate che intrecciano le loro danze tra le pieghe dell’arcobaleno.

Il tutto, poi, si muove sullo sfondo di boschi incantati, con il soffio soave del vento, tra danze e filastrocche della cultura popolare. Sono tutti personaggi che hanno accompagnato la nostra infanzia quando stretti tra le coperte sognavamo il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery e la sua la volpe addomesticata e che poi, diventati adulti, abbiamo lasciato che si addormentassero per sempre sulla via dei ricordi.

Ma tra menestrelli e cantilene, filastrocche e chitarre distorte ecco che questo mondo fantastico torna a rivivere tra le note musicali dei Fiaba, una giovane band nata a Siracusa nel 1991 e che in poco tempo è riuscita a raccogliere favori anche in Svizzera, Germania ed Inghilterra.

Una musica originale, dall’effetto ipnotico, dove ai suoni duri dell’heavy metal si mescolano le dolci cantilene del cantastorie, Giuseppe Brancato, che garantiscono un affascinante viaggio nel tempo tra le cadenza della gavotta, della giga, del minuetto e degli altri movimenti che costituiscono la suite barocca del xvi secolo.

Uno sforzo di originalità che vede impegnati cinque bravi musicisti professionisti come Salvatore Salice e Antonio Arcidiacono alle chitarre, Cosimo Tranchino al basso, Bruno Rubino alla batteria e Giuseppe Brancato come cantastorie.

“Tutto è nato tre anni fa – ci racconta Bruno Rubino – da un’idea di sperimentazione e dal desiderio di creare un rock di ricerca e di ascolto immediato. Per spiegare la nostra musica poi facciamo sempre riferimento all’esempio dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni che è un romanzo storico, cioè un romanzo di invenzione ambientato in un epoca ben precisa. Allo stesso modo noi creiamo delle favole che però mantengono il sapore della terra d’origine, della tradizione popolare bretone ed elfica.”

I primi lavori dei Fiaba vengono pubblicati nel gennaio del 1992 con un demo-tape di sei brani ed un mini concept dal titolo “I sogni di Marzia”. Notati subito dalla stampa specializzata il giovane gruppo riceve offerte da diverse case discografiche interessate ad un genere musicale che in Italia viene portato avanti solo da Angelo Branduardi, ma con modalità e suoni più soft, e nel maggio del 1994 il produttore Mauro Moroni di un etichetta indipendente di Sanremo, la Mellow Records, decide di buttarsi in questa avventura e di finanziare il primo lavoro.

E’ un successo immediato ed il loro primo compact “XII L’appiccato” ,che esce nel maggio del 1994, è richiesto soprattutto dai giovani alla ricerca di quelle sonorità celtico-medioevali che diventano metafore ed allegorie per rileggere in chiave favolistica la vita di tutti giorni.

“E’ vero, tutti i personaggi che affollano questo mondo – ci spiega Bruno Rubino – alla fine rappresentano la nostra condizione umana perché l’amore, la fedeltà, l’amicizia, la paura, il sogno sono temi che possiamo definire eterni. In una nostra canzone, Lo spaventapasseri, parliamo proprio di questa figura inchiodata a terra e come tutti gli uomini con il desiderio di volar via, liberarsi dalle catene che lo imprigionano in delle regole, nell’ottica di un sistema.”

Ma anche l’appiccato, l’immagine che è testimone del loro primo compact, ha tutto un significato da scoprire: è la carta del passaggio dalla fase materiale a quella spirituale, il mezzo per riuscire a staccare i piedi da terra ed elevarsi a valori superiori.

“Il nostro desiderio – commenta infine Bruno Rubino – è quello di rigenerarsi artisticamente, di non ristagnare mai nel presente, di guardare oltre, di non accettare mai un ruolo fisso ma di crearne di inediti. Il resto, dischi, concerti, speranze sono già scritte nel lato oscuro della luna.”

Quel lato oscuro che ha già conservato ai Fiaba un nuovo compact che viaggerà tra le ali di qualche immaginifico sogno o, meglio, in questo caso, di qualche meravigliosa fiaba.

 

  GIANCARLO SALEMI