LIBERTA’             26 Luglio 2001

 

I nuovi racconti dei Fiaba

 

Ha visto finalmente la luce, dopo mille e mille vicissitudini e con oltre un anno di ritardo, il terzo CD dei Fiaba. “Meglio tardi che mai” direbbe il vecchio saggio, anzi, forse correggerebbe il tiro subito dopo citando un latro luogo comune, ma altrettanto azzeccato: “non tutti i mali vengono per nuocere”; dato che l’uscita del disco coincide con il decimo compleanno della rock band aretusea fondata nel 1991 dal batterista Bruno Rubino.

S’intitola “Lo sgabello del rospo” ed è un concepì album. Racconta del viaggio allucinogeno di un viandante che, smarrita la “retta via”, si ritrova faccia a faccia con il “popolo dell’acquitrino”. Pauro, il protagonista della storia, dopo essere stato drogato da due streghe perde i sensi ed al risveglio viene soccorso dalle rane che lo accolgono nel regno di Acquaria, teatro nel quale si svolge l’intera storia. si tratta in pratica di un iter spirituale che, alla fine condurrà il protagonista ad una maggiore consapevolezza del proprio essere. Lo sgabello del rospo è il nome bretone con il quale viene descritta l’”amanita muscaria”, un fungo dai forti effetti allucinogeni, usato dai rospi come giaciglio. Rubino e compagni stanno anche realizzando in questi giorni il videoclip de “I sogni di Marzia”, una vera e propria suite di 15 minuti contenuta nel primo disco ed amatissima dal pubblico che da anni la richiede ai concerti.

 

ALESSANDRO DI FEDE    

 

Fiaba sound innovativo made in Siracusa

 

LIBERTA’ domenica 14 maggio 2000

 

Siracusa - Tra le realtà del panorama musicale aretuseo del momento certamente una delle più felici è quella dei Fiaba, rock band dal sound innovativo attualmente impegnata nella realizzazione del terzo album “Lo sgabello del rospo”.

I Fiaba nascono nel 1991 ad opera del batterista Bruno Rubino che riunisce sotto di sé una cerchia di esperti musicisti provenienti da esperienze musicali diverse con l’intento di  dare vita ad un progetto unico nel panorama aretuseo ma non solo.

La band era inizialmente composta da 4 elementi. Oltre al citato Rubino vi erano il cantante Giuseppe Brancato, il bassista Cosimo Tranchino ed il chitarrista Andrea Quartarone che insieme, nel 1992 pubblicarono i primi demo-tape del gruppo ottenendo consensi di critica e pubblico anche a livello internazionale.

Nel 1994, una rinnovata formazione che vede alle chitarre Salvatore Salice e Antonio Arcidiacono pubblica il primo lavoro su compact disc: ”XII L’Appiccato”(Mellow records). Album che raccoglie il materiale contenuto nei precedenti demo-tape e che conquista nell’arco di pochi mesi i cuori di centinaia di fans arrivando a vendere senza alcuna promozione oltre duemila copie in tutta la penisola. Straordinaria l’attività live della band aretusea che grazie soprattutto al carisma ed alle indiscusse doti di trascinatore del cantante Brancato riesce a rapire la folla con storie dal sapore antico ma sempre di grande attualità accompagnato da una ritmica elaborata molto vicina in parte al rock progressivo e ad alcuni lavori di Branduardi.

Nel ’97 la stessa formazione pubblica il secondo CD, ”Il cappello a tre punte”(Pick up records)che rappresenta l’ album conferma dei Fiaba e dà definitiva validità al progetto iniziale di Rubino. A quel punto si aprono le porte della notorietà e scatta il tour che vede i cinque musicisti esibirsi anche in una manciata di tappe nel nord Italia. Il “cappello a tre punte” ottiene anche grande riscontro dal punto di vista delle vendite e riesce a bissare in un men che non si dica il predecessore “XII L’Appiccato”. Sempre nel ’97 sulla scia del successo del secondo LP, i Fiaba partecipano alla realizzazione della compilation “Il suono sotto la cenere”, che raccoglie il meglio della realtà musicale siciliana del momento e  viene distribuito sul territorio nazionale dalla Ricordi. Nel ’98, venendo a mancare il prezioso apporto alle chitarre di Arcidiacono e Salice, che avevano lasciato il gruppo pochi giorni prima della pubblicazione ufficiale del secondo album, entra a far parte dei Fiaba l’attuale chitarrista Massimo Catena con il quale Brancato e soci cominciano a lavorare al terzo cd.circa un anno dopo ai quattro si aggiunge il secondo chitarrista Carlo Bonfiglio, con il quale la band raggiunge un nuovo equilibrio sonoro anche nelle performance live che diventano sempre più frequenti e seguite dal pubblico. La formazione attuale è completata dal bassista Giuseppe Capodieci  che gia dal ’95 si esibisce dal vivo con la band. Imminente è adesso l’uscita della loro terza fatica “Lo sgabello del rospo”, prevista per la prossima estate. Un ruolo fondamentale nella musica dei Fiaba occupano certamente i testi per mezzo dei quali Rubino descrive un universo popolato da personaggi di antica memoria quali orchi, elfi, fauni, fate, draghi, folletti ed eroi che altro non è che una rappresentazione onirica e fantastica della realtà con la quale quotidianamente tutti noi ci confrontiamo.il tutto, sorretto da una musica che contiene degli elementi innovativi ed originali quali il tempo terzinato, poco usato nella musica pop, e l’utilizzo di combinazioni armoniche mai tentate prima.

“ E’ difficile descrivere gli elementi che maggiormente ricorrono in un brano dei Fiaba - dice Massimo Catena, chitarrista della band da noi intervistato - la prima cosa che salta all’occhio è l’assenza del cosiddetto ”muro di suono”, che vede tutti gli strumentisti impegnati a sostenere un'unica linea sonora. La sezione ritmica dei Fiaba (bassista, batterista) e le chitarre interpretano, invece, parti melodiche ed armoniche all’apparenza dissimili, ma che in vero tessono una trama sonora articolata e ricca di sfumature tecniche sulla quale l’espressiva voce di Giuseppe Brancato disegna delle melodie ora semplici ora complesse, ma mai scontate”.

I Fiaba non  utilizzano tastiere, eppure il suono non ne risente, come mai?

“E’ stata una scelta che si è fatta quando è nato il progetto. Quello di ricreare in modo ”elettrico” quei passaggi armonici e melodici che normalmente dovrebbero essere eseguiti da strumenti prettamente classici come gli archi. La scelta delle chitarre elettriche ha in sé per sé una buona dose di sperimentazione e al contempo resta legata alla tradizione rock”.

Siracusa è notoriamente priva di spazi adeguatamente attrezzati per la musica dal vivo. Quali sono le difficoltà tecniche maggiori per i Fiaba?

“Per il genere di musica che noi proponiamo è necessario usufruire di un certo volume e di conseguenza abbiamo bisogno di un impianto che sia all’altezza della situazione. Non in  tutti i locali ne quali ci esibiamo è possibile disporre di impianti adatti alle nostre esigenze, di conseguenza molte volte il gruppo è penalizzato soprattutto dal punto di vista della resa sonora”.

L’ impatto visivo per una band non è da trascurare. Che importanza date al look?

“E’ chiaro che l’immagine ricopra un ruolo fondamentale per la band, specialmente per quanto riguarda la presa sul pubblico in un contesto squisitamente live. Ma non si tratta solo dell’ abbigliamento. Abbiamo cercato di dare un apporto visivo alla nostra musica ricreandone l’atmosfera grazie ad una scenografia che rappresenta un bosco antico, palcoscenico nel quale la maggior parte dei nostri personaggi vive e si muove”.

Il terzo cd s’ intitola “Lo sgabello del rospo”e si può definire un concept-album. Qual’ è il soggetto?

“Si tratta del viaggio allucinogeno di un viandante che, smarrita la “retta via”, si ritrova a tu per tu con il ”popolo dell’acquitrino”. Pauro, il protagonista del racconto, dopo essere stato drogato da due streghe perde i sensi ed al risveglio viene soccorso dalle rane che lo accolgono nel regno di Acquaria, teatro nel quale si svolge l’intera storia. Si tratta in pratica di un iter spirituale che, alla fine condurrà il protagonista ad una maggior consapevolezza del proprio essere. Lo sgabello del rospo è il nome bretone con il quale viene descritta l’”amanita muscaria”, un fungo dai forti effetti allucinogeni, usato dai rospi come giaciglio.

Com’ è il vostro rapporto con il pubblico?

“E’ un rapporto che oserei definire idilliaco. Ci rendiamo conto che il numero dei nostri ammiratori è in constante crescita e colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che ci seguono da anni con costanza e perseveranza e che talvolta arrivano a percorrere centinaia di chilometri soltanto per sentirci suonare. Fa piacere constatare come un gruppo locale possa essere tenuto in considerazione dalla gente alla stregua di un gruppo internazionale”. 

 

  ALESSANDRO DI FEDE