01 - Il richiamo dello stagno
02 - C'è un posto nel bosco
03 - Il signore dei topi
04 - Lo spaventapasseri
05 - Viene l'angelo
06 - Il fauno bevve l'acqua della sorgente
07 - I sogni di Marzia

Il richiamo dello stagno

Qualcuno mi disse che quando fa notte, non so come dire, che quando fa notte è assai meglio dormire ma se non posso cantare almeno io devo andare, è più forte di me.
Qualcuno mi disse – Però, stai attento, ricordati di ciò che io ti dico: canta questa filastrocca – e mi cantò una filastrocca senza senso.
"Se ti capita e vedi un gufo che si posa su un albero, non confonderlo di notte con il verso della volpe, un serpente arrotolato, un cappone sopra il prato" e poi io non mi ricordo più.
"Se l’odore dello stagno è più forte del tuo senno, va di notte e canta questo".
E cantò una filastrocca e cantò una filastrocca senza inizio, senza fine, una filastrocca senza senso: "Se ti capita e vedi un gufo che si posa su un albero, non confonderlo di notte con il verso della volpe, un serpente arrotolato, un cappone sopra il prato".
Ed un grillo schiacciato.

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C’ è un posto nel bosco

Vento, portami il profumo degli alberi, sento l’odore dei pini, di cervi, mufloni che vagano.
Scendo scale nel paese degli gnomi, conta i tuoi passi ed i passi degli uomini buoni che vanno laggiù.
Sale d’oro e gli gnomi che cantano in coro sotto radici di alberi che hanno bevuto del pianto degli uomini.
Vado piano, e il mio cuore già vola lontano.
Arti e mestieri, ricchezze e misteri nell’ombra quaggiù troverai.
Dammi la mano, ti porto nel buio, nel buio ti porto con me, profumo di terra bagnata accompagna il tuo viaggio: seguimi, non mi lasciare la mano, nel buio ti porto con me, attent’a quel filo d’erba, non è solo terra che pesta il tuo piede.
Vento, cantami piano ch’io possa sentire e forte, più forte del tuono, ancora più forte da farmi impazzire, entra dentro questi cunicoli bui, mostra bellezze occultate dal tempo, ricordami tu come fui.
Ecco, adesso vedo il portale di ferro, s’apre davanti ai miei occhi per farmi vedere non so cosa.
Gemme rare brillano come le stelle, come nei sogni i colori ti sfiorano e ti accappona la pelle.
Dammi la mano, ti porto nel buio, nel buio ti porto con me, profumo di terra bagnata accompagna il tuo viaggio: seguimi, non mi lasciare la mano, nel buio ti porto con me, attent’a quel filo d’erba, non è solo terra che pesta il tuo piede.
C’è un posto nel bosco.

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Il signore dei topi

Giù in paese grande festa, ringraziamo la Vergine Maria, forse il fato o la tempesta, come d’incanto se l’è portati via.
Dacci oggi il pane quotidiano, essi mangeranno veleno, lasciate pure che mordano le mele, le troveranno amare come il fiele.
Vento e pioggia, notte tetra, il cuore degli uomini è di pietra, vento e pioggia, notte tetra, il cuore degli uomini è di pietra.
M’incorono signore dei topi, il mio flauto suonerò, come un esercito di cavalieri fino al paese vi condurrò.
La mia casa sarà la vostra, i miei capelli corona del re, chi è capaci di fermarci prenda la spada e combatta per tre.
Li guarderemo fissi negli occhi, la loro stoltezza, la nostra umiltà.
Non sanno quel che dicono, non sanno quel che fanno, certo: tutto ciò che pensano va a loro danno.
Per vivere abbiamo degli scopi e adesso uno scopo l’ho pure io, con l’aiuto di Domine Iddio io sono il signore dei topi.

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Lo spaventapasseri

Guarda bambino lo spaventapasseri! Spiega le braccia come fossero ali, vorrebbe nuotare nel cielo come quei dannati piccoli animali.
Guarda bambino lo spaventapasseri! Sopporta mille e più tormenti e da quel cielo così anelato beffa di passero gli escrementi.
Guarda bambino lo spaventapasseri! Spiega le ali come fossero braccia, aspetta il tempo della caccia così che loro non ridono più.
Guarda bambino lo spaventapasseri! Guardalo ora mentre sei bambino e non sei come il contadino che li abbandona in mezzo al campo. Na na na na naaaa
Guarda bambino lo spaventapasseri! Lui non ha fatto niente di male, la sola colpa è che desidera e il desiderio suo è volare.
Ora che hai visto lo spaventapasseri non devi chiedere ne domandare, ora tu sai che in questo mondo è colpa grave desiderare.
Ed io che sono uno spaventapasseri, io che paura non volevo fare… ma sono loro che mi fanno rabbia e non li posso sopportare, li devo scacciare!
Ora che sono uno spaventapasseri, non che il lavoro mi piaccia tanto ma io di qua non mi muovo, spavento i passeri e me ne vanto.

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Viene l'angelo

Madonna serenella aspetta sulla sedia, il fuoco del camino, lo sa che s’alzerà.
Il libro sulle gambe, le mani nel catino, la luna è nel pozzo: il momento è vicino.
Un topo china il capo e – Salve o mia regina, il giorno s’avvicina ma il gelo aiuterà -.
La pioggia bussa all’uscio, il pero danza al vento, beato chi è contento beato chi non sa.
La destra muove l’acqua, la manca in tre centrine, la dama aspetta l’ora, la storia è già alla fine e l’ospite che arriva cavalca un fil di luna e la sua veste bruna ad ali gli si fa.
Viene l’angelo…

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Il fauno bevve l’ acqua della sorgente..

… e si volta e passa un’aquila che si porta gli occhi via – madre mia, madre mia, dammi le ali o pensaci tu -.
E mia madre mi diede le ali ed il fauno si cerca gli occhi, tribù di nani, popoli sciocchi – gira poi volta ti passa di la -.
Ed il fauno va per il bosco, strade di rovi muri di fosso, ma io vedevo il mondo dall’alto e lo posi sul dorso di un cigno.
- Nuotalo amico, portalo tu, nuotalo per la lunghezza del lago, il cammino è sempre vago ma se l’aiuti lo troverà -.
E fosti nuotato nel sangue del verme che ha fecondato la terra di fango e camminasti la strada di fango stando seduto in groppa ad un rospo.
Giganti giovani giocano e quelle sfere lucenti son le tue pupille, dici – Scusate non sono balocchi, sono soltanto i miei poveri occhi -.
Ed i giganti gli rendono gli occhi, dicono: - scusa la nostra stoltezza, noi credevamo che fossero solo due grosse biglie di rara bellezza -.
- Grazie a te, angelo, tu mi hai salvato, mi sarei certo da solo smarrito, ringrazio pure i molti animali ed i giganti che sono gentili -.
Gli dissi: - Prego, non mi ringraziare, metti i tuoi occhi e non farti vergogna, scuso l’errore peraltro normale, non sono un angelo ma una cicogna.

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I sogni di marzia

Vola la fata

È come una stella, è come una stella che è nel buio, quant'è bella.
E sopra il bambino volano, vicino, con le mani prova ad acchiapparle e girano, girano…

Ieri è domani

E dormi contento e dormi contento se nel buio dei pensieri che come i sentieri che ieri seguivi, che domani sono vivi, vivi.

Delle fate i doni

Le mani ramate delle fate ti accarezzano i capelli e: voci argentine, cori di bambine.
Scivolano fra le gambe, fra le ali, ciocche di capelli biondi come il miele.
Trecce di capelli sono forze incatenate, nodi magici, perizie delle mani delle fate, che incatenano l'infante sopra l'onda del destino, che lo legano fintanto ch'è bambino.

Entro dalla finestra e lo porto via con me

Io ti illumino il cammino, con la mano reggo la lanterna e con l'acqua del pantano alla cinta dei calzoni le canzoni non mi bastano al tuo sonno.
E tua madre che ti crede nella culla a riposare…
Ma le fate che ronzavano li attorno, non capisce che per loro ti volevano; ti dovevo via portare.
Marzia, Marzia non lo sa che non sei là.
Marzia, Marzia non lo sa che non sei là e che trecce di capelli sono forze incatenate, nodi magici, perizie delle mani delle fate, che incatenano l'infante sopra l'onda del destino, che lo legano fintanto ch'è bambino.

Gli scongiuri

Ora Marzia ha messo il sale dentro il buco della chiave per non far passar le fate.
Marzia poggiò alla porta la scopa ma la culla era già vuota ed il bambino non era più lì.
Marzia cerca il suo bambino, nella canna del camino, giù nel fondo del paiuolo.
" L' hanno portato di certo nel bosco, in qualche posto che io non conosco, l'hanno nascosto lontano da qui".

Lei cerca il bimbo

E Marzia lo cerca! E Marzia lo cerca.
Notte, la rugiada che le foglie stinge sul vestito, Marzia piange.
Sì, chi cerca trova, prova il tuo coraggio ma chi cerca ciò che non si deve trova ciò che non vuole trovare, così Marzia sbaglia nel cercare poi chissà…
Notte, la rugiada che le foglie stinge sul vestito, Marzia piange.
Sì, chi cerca trova, prova il tuo coraggio ma chi cerca ciò che non si deve trova ciò che non vuole trovare, così Marzia sbaglia nel cercare poi, chissà dove andrà, chissà dove và.

Non te lo dico

Ma chi c'è là, che spia fra le piante scure?
- Marzia cosa fai nel bosco? Io non ti conosco, cosa sei venuta a fare qua?!
Sì io so il tuo nome vengo da ogni dove ma non si sa.
Il mio nome tu non sai ma non ti serve se pronunci male ma comunque sappi che è:… Non te lo dico.
Non pensare male che aiutarti voglio ma se il pargolo trovare vuoi, trovimi un bel quadrifoglio, che bello! O se preferisci tu scandisci a tempo il mio vero nome che nessuno sa, comunque è:… Non te lo dico -.
E Marzia cerca il nome fra le righe, il nome suo ha già capito è: Nontelo Dico.
- Marzia come hai fatto?! Io divento matto, matto sono già di fatto ciò si sa (ora devo dirle come, quando e dove lo troverà) vedi quel sentiero dopo il vecchio pero? C'è una grande quercia, così tu vai di sicuro… dal lato opposto -.

Cascando s'addorme

E Marzia cerca ancora il bimbo, nella notte va, nella notte delle fate, nella notte delle età e la strada va a finire nell'oscurità, che è maestra nel tradire e il dirupo non è là, scivola e cade, cade…

Chi aspetta il mattino si può incamminare

Notte e Marzia si taglia, un tappeto di foglie è stato il buon letto di un sonno strappato ad un giorno passato, dormire è un poco rubare qualcosa.
Gocce di sangue che tingono l'erba, che macchiano i piedi già nudi.
Le dita alla lingua, saliva di bimba a lavar le caviglie che tingi di rosa.
Forse tu pensi che fuochi di notte nel bosco son feste pagane di nani e di rane che mai ti potrebbero fare del danno? E invece lo fanno!
Se i capricci non sai rispettare, se non ne convieni con loro che il bagno migliore si fa nello stagno o che so, se per pochi minuti ti piace danzare, non ti lasciando andare e ti tengono in circolo a dimenarti per ore!
Finché la luna scompare e non bruci la terra ai tuoi piedi e con essa la noia, sai che gioià?!
Se delle pratiche della foresta tu non riconosci ogni singolo rito e, come per gioco, incosciente, tu pensi che accetti un invito; ma allora non hai capito!
Notte e Marzia si trova da sola, la stuola di foglie che è stata il buon letto di un sonno strappato ad un giorno passato è il tappeto su cui camminare.
Rami di querce che filtrano raggi di luce solare che accendono il bosco che vive di raggi di sole, chi aspetta il mattino si può incamminare.

Il mattino

Voli di uccelli, neri, belli.

Il canto del merlo

Marzia, sono il merlo e ti parlo e ti narro quello che fu, io che vengo da lontano e mi sembra pure tu.
Marzia, sono il merlo che abitava sopra il ramo di betulla, non c'è più, l'hanno tagliato, hanno fatto una culla nella casa laggiù e cullavano un bimbo e non sanno che un uomo l'ha preso e lo porta con se.
Le sue ninne nanne lo fanno dormire e i folletti dell'erba lo stanno a seguire.
Io ti chiedo solo: se trovi una culla che è fatta col ramo della bella betulla, salutami tu il legno pregiato che è stato il mio nido in un tempo che fu.

Il risveglio

Marzia continua la strada che le hanno indicato è sicura, si trova di qua.
Finire poi deve è sicuro "più duro è il cammino più bene ti fà. Partire è un poco morire" ma è certo patire assai meglio, si sa.
Sì, gioca a fare la sposa la donna, la donna, la madre ma adesso?!
Adesso è nel letto, nel letto, che sogna, nel suo letto che si bagna.
Le luci del mattino rendono sottile il muro che è fra sogni, vita e realtà.
E corri nel sogno e cerchi nel sonno.
Che si fa per non svegliarsi!
E Marzia cerca fra i rovi neri, fra i pensieri e i desideri il bambino che non ha.
E quando succede che vegli e che dormi vedi le creature informi, immagini strane, disumane, cose senza un nesso, cosa importa, fa lo stesso, come, un ragno che affoga in un pozzo di miele, un'ape che vede ma beve.
E allora lo trova, è proprio vicino.
Ora lei si sta svegliando.
Marzia ritrova il bambino, son gocce di lacrime e sangue che tingono il letto al mattino.

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