01 - La via per la città delle rane
02 - Canto dei guardiani crepuscolari
03 - La festa alla pioggia
04 - Al cospetto della regina dei funghi
05 - Una cena da re nelle segrete d'Acquaria
06 - La stanza dei profumi
07 - La morte di Gora
08 - Lo sgabello del rospo

La via per la città delle rane
(scena prima)
In mezzo al bosco
Pauro, tornando in paese dopo un lungo viaggio, scorge un sentiero di cui aveva sentito narrare da bambino e che raramente appare alla vista degli uomini, decide di seguirlo e camminando per un giorno intero perde la via del ritorno.
Esausto, giunta la sera, segue la scia di lucciole che è giusto cammino alla dimora di due streghe.
Ospite ignaro, il viandante si disseta di un misterioso infuso che lo condurrà oltre la porta per la città delle rane.
CANTASTORIE
Corre un sentiero seguito
Da un ruscello , vero che
Porta le foglie secche d’autunno brunite…sai?
Rugiada, brina, gelo,
aria sottile come un velo,
corre questo sentiero; nebbia fra le gambe, vai!
Stivali stanchi nel mattino
Pestano fango, o’ mio meschino…
Passi che il bosco non sentì da mai.
Piante proibite, muschi,
muffe, ortiche,
echeggiano nell’aria i sospiri tuoi.
Il cammino d’un forestiero?
non mi sembra ancora vero!
La foresta disse all’aurora che lo seguiva,
la foresta, che sussurrava che lo rapiva.
Viene la notte dal mattino.
E l’uomo stringe il suo cammino.
La strada brilla, non seguirla più!
Lucciole.
Verdi lumi di smeraldo,
tra le foglie perdi la tua buona via.
Bada, attento o mio signore,
non conosci il tuo destino……
Se ascoltavi da bambino
I racconti del villaggio
Terminava questo viaggio.
Nella selva c’è una casa,
CANTASTORIE E CORO
Chi vi abita?
CANTASTORIE
Non una ma due streghe,
CANTASTORIE E CORO
Cosa fanno?
CANTASTORIE
Una beve da un cucchiaio
CANTASTORIE E CORO
Di legno.
CANTASTORIE
Gira quel mestolo, mesce.
STREGHE
Viene bene!
CANTASTORIE
Vedi l’intruglio; riesce!
STREGHE
Ora viene…
CANTASTORIE
Bussa l’ ospite forestiero,
CANTASTORIE E CORO
Cosa chiede?
CANTASTORIE
Come uscire dal bosco,
CANTASTORIE E CORO
Poi si siede.
PRIMA STREGA
Prendete questo, fa bene
CANTASTORIE E CORO
Lui non deve!
SECONDA STREGA
Placa la sete che avete
CANTASTORIE E CORO
Se lo beve
CANTASTORIE
L’ebbrezza se lo prende,
ghermisce la sua mente,
non sa che gli succede,
cosa accade non comprende.
CANTASTORIE E CORO
Spalanca quella porta,
il passo che gli cede,
non pensa che sia vero tutto quello che si vede:
CANTASTORIE
Rane che si muovono
Tra le foglie, agili,
non puoi fare nulla per fuggire via da qui
Rane che si muovono
fra le foglie fragili,
esili figure che
tu non puoi vedere, vieni via da lì!
Corre un sentiero seguito
Da un ruscello, vero che
Chi ha visto dove porta non si sa dov’è.

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Canto dei guardiani crepuscolari
(scena seconda)
Dalla regina
Le rane trovano Pauro esanime nell’acquitrino e conferiscono con Gebbia il rospo, regina dei funghi, affinché dia disposizioni sulla sorte dell’intruso.
Cantastorie
Dov’è….?
Guardiani crepuscolari
Nello
Stagno
C’è un uomo che non può sapere come entrare
Dentro
Il palazzo delle rane,
muore!
Guardiani crepuscolari e coro
Ora
Dicci
Guardiani crepuscolari
O regina se non può morire oppure deve,
semplice se l’acqua beve;
non sapendo come fare affogherà.

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La festa alla pioggia
(scena terza)
(inno alle gocce)
nella città delle rane
Pauro viene tratto in salvo dalle rane, che lo portano nel regno di Acquaria. Entrato in città, il popolo dello stagno festeggia come al solito l’avvento della pioggia, fonte di vita e di benessere per tutto l’acquitrino.
Cantastorie
Quando viene la pioggia
Odi sulla roccia
Quello scroscio, di goccia
Che sovente cadrà.
Quando viene la pioggia,
anelli sul lago,
mi sento già pago,
anche tu, si sa.
Ora viene la pioggia,
la sposa velata
di quella cascata,
viene giù per di là.
Rane
Ecco, viene la pioggia,
l’abbiamo odorata,
è dopo arrivata,
prima o poi finirà.
Ecco, viene la pioggia
Che scuote il canneto,
il luogo segreto
della nostra città.
Ecco, viene la pioggia,
ciascuno che tiene
all’acqua che viene
vi si bagnerà.
Cantastorie
Giochi d’acqua,
schizzi…no, sì,
sui prati, estrosi.
Viene giù dalla rupe.
Giochi d’acqua
Sinuosi,
spiritosi,
giù, per la roccia verde.
Casca l’acqua;
porca vacca!
È come un anello
Ma è di tanti colori.
Dopo l’acqua
È arcobaleno,
un mezzo cerchio,
vedilo! Esci fuori!
Rane
È finita
Questa pioggia
Inebriante
Ma ci si può sguazzare.
S’è bagnato
Tutto quanto,
terra ed acqua
hanno forgiato il fango.

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Al cospetto della regina dei funghi
(scena quarta)
a corte
sfinito e sgomento, Pauro con le vesti ormai logore e pregno di odori intensi, sfila legato in mezzo ad un esercito di rane, fino al trono di Gebbia, suscitando bizzarri interessi morbosi nel popolo dello stagno.
Una guardia(recitativo)
Non muoverti, fermo! Sua Maestà vuole vederti.
Cantastorie
Lenti muove i passi la regina,
storti, senza grazia di lumaca.
Annaspando, al fungo si avvicina.
Siede al trono del suo regno.
Roca la sua voce dice:
Gebbia
Sudditi! Felici siate,
questo è il regno delle rane;
amate, odiate, sia giusto tutto quel che fate!
Cantastorie
Curvo il prigioniero,con il volto
Cerca il giusto inchino fra le piante,
è un gigante per il mondo attorno,
anche chino è troppo grande.
Un brandello delle vesti
Copre appena le vergogne,
giunchi stretti a mò di gogne;
Pauro
Liberarsi non si può…
Cantastorie
L’acquitrino ha colorato
la sua pelle, a tratti verde.
I capelli come corde
Sulle spalle a gocciolare.
Rane guardano vogliose,
se lo vogliono leccare,
lingue dedite al salmastro
ma leccarlo non si può.
Se lo guarda la regina,
palmo a palmo se lo scruta,
vede, annusa l’animale
fato o dono degli dei.
Gebbia
Liberate l’animale dalle catene
se dopo sviene
di larve io voglio che sazio lui sia.
Vi dico trattatelo bene,
badate che non fugga via!

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Una cena da re nelle segrete d’Acquaria
(scena quinta)
dentro le carceri
il prigioniero è condotto nelle segrete della città, dove viene rifocillato dal gran cuciniere che gli insegna l’ arte del gustare “l’insetto”.
Cantastorie
Prigioniero delle acque in una bolla d’aria,
come sbarre delle canne: le segrete d’acquaria.
Ma la cella per te non sarà luogo da pena,
la regina ha disposto una cena da re!
Gran cuciniere
Mangia questo cibo saligno
O fresco di stagno
Gran cuciniere e coro
Sotto al salcio l’han trovato
Questo verme smisurato
Gran cuciniere
Ogni prigioniero umano
Ha d’acqua una ciotola
Di pane un tozzo,
mentre tu puoi suggere un gustoso.. bacherozzo.
Ancora odora di zolla di terra,
per la tua stazza mi sembra sia giusto;
gran cuciniere e coro
Una cavalletta veramente grossa!
Gran cuciniere
Vedi le mosche che volano in cella?!
Solo a guardarle mi vibra la lingua…
Ora t’insegno come, solo le rane,
sanno mangiare:
Fruscia la lingua che scocca a sagitta,
come un amante s’avvolge il tafano,
arrotola!
Arrotola, porta alla bocca veloce la mano!
Ronza la mosca vicino al palato,
frena un momento il languore, coraggio…!
Non la schiacciare, non inghiottire,
gustala adagio!
Schiocca la mosca fra lingua e palato,
mastica bene l’insetto peloso,
fa che il boccone non venga sprecato,
sarebbe penoso.
Fa ciò che dico, a migliaia
Quando mi vedono fuggono a frotte,
sono l’esperto della salmastraia,
il buongustaio di notte.
Gran cuciniere (recitativo)
Visto? Anche se hai la lingua
Troppo corta non è stato poi così difficile…

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La stanza dei profumi
(scena sesta)
nello stagno
Gebbia conduce Pauro a palazzo, attraverso lo stagno, mostrandogli segreti delle rane che nessun uomo ha mai visto prima d'ora, sino ad arrivare alla splendida stanza dei profumi. ebbro delle essenze emanate dalle ampolle, lo straniero accetta la corte della regina, che promette di lasciarlo andare dopo una notte d'amore.
una guardia (recitativo)
vostra Grazia.... è appena rinvenuto.
Pauro
La regina
delle rane prende la mia
mano grande,
ci tuffiamo dentro l'acqua
mole insieme
e nuotiamo fino a che,
danzando brilla
un riflesso in superficie.
sopra l'acqua
una luce gialla tenue,
risaliamo,
siamo dentro ad una zucca,
tutto intorno
è scavato sulla scorza,
sembra come
una vecchia biblioteca.
Luce filtra
dalle parti più sottili,
giro a giro
ogni nicchia una bottiglia,
strane forme,
differenti, tutte piene,
lei mi spiega:
Gebbia
E' la stanza dei profumi.
Gebbia (recitativo)
Tu puoi inebriarti con queste essenze
che gli umani non conoscono,
se non sanno neanche dov'è la città delle rane...!
Pauro (recitativo)
Si... in effetti mi gira la testa.
Pauro
Luce filtra...
giallo ocra...
dalle nicchie...
giro a giro...
Gebbia, la regina,
mi fa un cenno con lo sguardo,
di seguirla penso presto mi dirà.
S'una nicchia
striscia il dito
picchia il perno,
s'apre un uscio,
porta ad una stanza verde.
Dal soffitto pendono
gioielli che le rane hanno
trovato in fondo a stagni e laghi
d'ogni tempo, scendono
dal tetto fili fragili di
paglia sfilacciati dalla
muffa, a stento reggono i
monili luccicanti come
tanti lampadari
Anelli di: amanti strangolate al fiume,
passanti distratti leggeri come piume.
Pauro e coro
Monili caduti giù dai pontili,
di: morti annegati o sventurati vivi.
C'è anche un anello
che stavo cercando,
che persi una volta
ma non ricordo quando.
Gebbia
Credete ch'io pensi
che voi siate scaltro?
se già v'appartiene
prendetene un'altro.
Gebbia (recitativo)
Prendetene un'altro...
un dono prezioso vi voglio io fare;
di rado un bel giovane posso ammirare,
Volete fuggire da qui...? lo capisco...
se v'amo vi giuro, nessuno tradisco.
Vi prego soltanto una notte d'amare
e dopo, partite... vi lascerò andare.
Vieni o mio bel giovane,
coricati vicino a me,
sono lenzuola di ninfea ancora umide,
senti come sono viscide e morbide.

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La morte di Gora, signora del lago
(scena settima)
nella radura
una volta tornati sulla terraferma, quando tutto sembra tranquillo, un volo di libellule fruscianti sul canneto segna l'arrivo di Gora la serpe, antico nemico delle rane. il serpente semina il terrore nel villaggio, finchè Pauro non l'uccide.
cantastorie
Esce dall'acqua,
schiva le canne!
striscia, la melma che sguscia dai
bordi fangosi del letto del fiume.
Gora che arriva,
vecchia signora,
grosso serpente che l'acqua di rosso colora.
Sceglie la rana,
una ne prende,
unico pegno che gora pretende.
Gira, poi
s'avvinghierà,
mentre il fuggire delle rane
Le farà
chiocciare d'un
lamento che tu non conosci.
cantastorie e coro
volano
libellule
che odorano morte nell'aria:
cantastorie
viene gora,
il serpente
che si nutre delle rane.
pauro, spezza
un ramo secco dalla punta aguzza
per salvare
il popolo che un tempo lo salvò.
il serpente,
che si alza come un uomo, soffia,
gonfia il collo, pauro grida:
Pauro
io ti infilzerò!
cantastorie
spinge con forza,
le sfonda il ventre,
lei con la bocca che si difende.
Fauci che apre
la bocca spalanca,
poi s'attorciglia, si strizza, arranca.
Casca di fianco,
ora s'aggiusta,
la coda sbatte come una frusta.
Fa come per mordere,
apre la bocca,
poi sbarra gli occhi, adesso è morta.
Una rana
ha già scoperto
il nido della grossa bestia,
Tutte quante
accorrono
per festeggiare con le uova.
cantastorie e coro
Tuorli schizzano
schioccando nelle bocche delle rane.
cantastorie
Un banchetto
che assicura
che non ci saranno eredi.

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Lo sgabello del rospo
(scena ottava)
d'innanzi al trono
Gebbia rivela a Pauro il segreto del misterioso fungo, suo magico trono. grazie alla regina il viandante ricorda gli accadimenti che l'hanno portato fin là. il rospo dona al forestiero una falena, a mò di guida, per ritrovare la via del ritorno, le rane festeggiano così la sua partenza con canti e danze. Pauro perde i sensi, poco distante dal villaggio e smarrisce fatalmente l'anello, unica prova tangibile dell'esperienza vissuta.
cantastorie
Rane... era nera, nera, nera ne rane eran, era nera notte.
pauro
Gighe e gavotte
fanno le rane;
salutano me!
gebbia
Solo un anello prendesti per dono
ma quell'anello sai ch'era già tuo.
lascia che Gebbia ti parli del trono,
ti narri almeno del regno ch'è suo.
Quelle due dame ai confini del regno...
per loro sdegno tu sei qui tra noi.
quelle due streghe
non sono umane
ma mezze donne
e mezze rane.
Io
le ho bandite
per legge di stagno
e
penso che
ora tu capirai,
Ti
dissetasti
e del fungo sei pregno
ed è così
che ti trovi tra noi.
Tocca il mio trono,
lo senti che è vivo?
come un ulivo,
lo senti anche tu,
Se tu l'odori
ricordi l'intruglio.
vivo tu fosti
trovato laggiù,
cantastorie
Nello stagno...
Pauro
Ora rimembro...
la festa alla pioggia,
di giorno le rane
vedevo cantare;
Farandola folle,
girini a girare,
le rane felici laggiù.
Pauro e coro
Passi di danza
su fili di foglie,
le faglie che s'aprono,
il fango si scioglie,
la pioggia che impazza,
la pozza che invita.
la rana che sguazza
ci sente la vita...
Pauro
E...
ricordo, Gebbia, al cospetto di te,
che cura le rane si presero allora,
Di larve dicesti:
che sazio lui sia!
le rane si presero cura di me.
Poi prendesti,
gebbia, la mia mano grande,
ci tuffammo dentro l'acqua
molle insieme
Ed entrammo
soli nella stanza verde,
dividemmo
una notte con la luna.
Poi fu Gora,
che strisciando venne alla radura,
quella serpe
il terrore presto seminò.
Vidi un tronco
ed un ramo vi spezzai di peso;
resta inteso...
in singolar tenzone mi sfidò.
Gebbia
Tutto t'è chiaro ora accetta il mio dono,
falena di Gebbia che ti condurrà
verso il villaggio
da cui sei venuto, delle lanterne il chiarore vedrà.
Un
solo giorno
lei vive, ed è sera,
adesso che è notte sbrigarti dovrai,
Il tempo che resta
alla nera falena
il battito d'ali scandisce oramai.
Legati al polso
quel filo di seta,
sottile è la vita che lega te a lei,
Dal fuoco proteggila,
ed ella si quieta,
per contro, se muore, perduto tu sei.
cantastorie
Pauro saluta,
fa sì con la testa,
le buccine suonano,
suonano a festa,
Alzando la mano
saluta le rane,
s'appresta a partire di già.
cantastorie e coro
Il rospo sale
sul fungo a rilento,
gli sguardi s'incrociano,
solo un momento.
Il trono di Gebbia,
sgabello del rospo,
adesso capisce che fa.
cantastorie
Per quanto piccola,
forza non ha,
la nera falena
trascina il viandante,
L'insetto volante
al volere s'inchina
di forza più grande:
la necessità.
Son già lontani
quei suoni di festa,
li smorzano gli alberi
della foresta,
Già Pauro è vicino,
son ore che lui
l'acquitrino non sa più dov'è.
Ecco il villaggio,
laggiù, le lanterne;
Pauro
La luce può nuocerti,
che puoi saperne...
cantastorie
Spezzando quel filo
invita a volare
la nera farfalla che ha.
Pauro
La fiamma brucia,
punire non sa
ma il tuo buon istinto
ti porta a perire,
Se devi morire
è meglio lontano.
cantastorie
L'insetto pian piano
ora vola di là.
Spezzando il filo
si sfila l'anello.
poi sviene e tra l'erba
si perde il gioiello,
Un ragno lo vede
cadere per terra
ma quando si sveglia
è coperto di melma.
Se è tutto accaduto
il viandante non sa...
cantastorie (recitativo)
E al ragno
nessuno
mai
lo chiederà.

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