NOBODY'S LAND    dicembre 2001

 

Fiaba: "Lo sgabello del rospo" (Lizard/Audioglobe 2001)

Fra dieci o forse vent'anni saremo in molti a batterci il pugno sul petto gridando "Mea culpa, mea culpa.....", proprio come hanno fatto i  nostri zii e forse papà per aver affossato il pop italiano degli anni '70. A cavallo tra gli ultimi due decenni sembrava che in Italia potesse tornare una nuova stagione di luce per il rock progressivo, ricordo l'entusiasmo che avevano scatenato Men Of Lake, Ezra Winston, Leviathan, Malibran, Marathon, Tale Cue, Edith, Arcansiel, innescando di fatto anche un rinnovato interesse per il pop, con una serie di attese ristampe in CD e vinile di dischi da tempo introvabili. Oggi, nonostante le uscite discografiche diano segnali di continuità, il pubblico del prog è quasi scomparso e sono scomparse molte delle fanzine informative che tanto facevano per questo genere. Quindi facciamo tutti un esame di coscienza. Tra i pochi gruppi che invece hanno retto nel tempo ci sono questi siciliani Fiaba, una band guidata dal geniale batterista e compositore Bruno Rubino e dal fantastico cantante Giuseppe Brancato che con questo Lo sgabello del rospo giunge al terzo album a distanza di ben cinque anni dal precedente Il cappello a tre punte. Lo stile è sempre un rock variegato di folk e cadenze popolari con la voce di Giuseppe che troneggia su canzoni bellissime, ricche di musicalità anche quando i ritmi si fanno più incalzanti e rock, come in La festa alla pioggia - Inno alle gocce o Una cena da re nelle segrete d'Acquaria. Ma come non rimanere stregati dall'andatura ipnotica di Al cospetto della regina dei funghi con un arpeggio basso che incalza la voce di Brancato che sembra avere fiato all'infinito? E come tacere delle fragranze ammalianti de La stanza dei profumi, sorta di iter prog psichedelico? C'è tutto in questo disco dei Fiaba, la fantasia compositiva, la melodia che ci invita all'ascolto continuo, il fascino di un disco a tema che pesca nella tradizione bretone, sul soggetto del fungo Toad Stool, lo sgabello del rospo appunto e quel tocco divino di genialità che non troverete altrove, soprattutto nei soliti nomi scintillanti, ma ben poco predisposti a rischiare qualcosa. C'è tutto. O quasi. Mancate solo voi, ovvero un pubblico attento e voglioso di reali novità!

GIANNI DELLA CIOPPA

 

NOBODY’S LAND      maggio 1995

 

Fiaba XII L’appiccato

 

E’ troppo bello perdersi nella lettura delle liriche poetiche del gruppo: si viene sbalzati in una dimensione irreale ove la dovizia di particolari permette di immedesimarsi piacevolmente nei racconti fiabeschi e rivivere di persona una realtà metafisica attinente, in modo metaforico, ad un presente intriso di pittoricità e policromia. Una plenitudine di idealità e bellezza spirituale aleggia tra i versi delle accattivanti composizioni per lo più ritmati variamente fra loro e che, raggruppati, costituiscono un periodo ritmico struggente e arguto. La totalità delle liriche e le composizioni delle argentine aere musicali è opera di Bruno Rubino il quale, come un basilisco uccide le sue prede con lo sguardo, ammalia il recepiente ascoltatore con la propria arte di suoni e armonie. Come un menestrello catapultato dal medioevo, Giuseppe Brancato (altro esponente del gruppo) narra le favole esponendo allegoricamente delle verità morali che apportano preziosi e proficui insegnamenti.

I “Fiaba” dimostrano appieno le loro qualità creative nella composizione “I sogni di Marzia”, una estesa ballata-rock-fiabesca eseguita con maestrale dispendio di totalità espressive che rendono il pezzo innovativo ed entusiasmante:”…. il sogno è cominciato ed egli dorme sereno… nel buio dei pensieri che come i sentieri che ieri seguivi, che domani sono vivi, perché ieri è domani…. Marzia cerca il suo bambino; Sì, chi cerca trova, prova il tuo coraggio ma chi cerca ciò che non si deve trova ciò che non vuole trovare, così Marzia sbaglia nel cercare poi chissà… E Marzia cerca ancora il bimbo, nella notte va, nella notte delle fate, nella notte delle età…. Cascando s’addorme e un tappeto di foglie è stato il buon letto di un sonno strappato ad un giorno passato; dormire è un poco rubare qualcosa…. Il mattino la desta, ma sta ancora dormendo e continua il cammino… Le luci del mattino rendono sottile il muro che è fra sogni, vita e realtà. E corri nel sogno e cerchi nel sonno, il risveglio è vicino…. E Marzia ritrova il bambino che non ha. Ma il sogno è finito….”

C’è qualcosa di misterioso, qualcosa che sfugge alla comune comprensione, l’arcano si cela sotto questi versi pregni di ricchezza di assiomi, che stupiscono e fanno meditare ed esercitare l’attività del pensiero. L’articolato brano prima di essere inserito nel CD d’esordio del gruppo, dal titolo “XII L’appiccato”, ha rappresentato l’unico e primordiale atto della demotape omonima uscita nel 1992.  Una attività “live” dei Fiaba, con tanto di rappresentazione scenica, se come idea non fosse ancora stata presa in considerazione e sviluppata, desterebbe nell’animo dell’attento e sensibile spettatore una forte emotività epidermica ed incontenibili ed entusiasmanti sentimenti che percuotono il cuore.

Una cosa è certa: sanno ammaliare e colpire il bersaglio sentitivo al centro.

 

                                                                                                                         

GIORGIO PASSERA