METAL HAMMER   DICEMBRE 2001

FIABA  "LO SGABELLO DEL ROSPO"(Lizard/Audioglobe)

Tornano a farsi sentire dopo una lunghissima pausa i siracusani Fiaba, veri e propri cantastorie che derivano la propria musica dal profondo passato delle tradizioni popolari. "Lo Sgabello Del Rospo" - composto nel 1995 e registrato nel 1999 - è un concept album dal sapore favolistico dedicato ad una vicenda allegorica che ha luogo nel piccolo mondo del sottobosco naturale, tra funghi, rane ed elfi. Una vera e propria opera teatrale divisa in otto movimenti ("scene") che ne rappresentano i momenti principali tra sonorità cangianti e sempre diverse. La matrice teatrale è presente nell'abbondanza di dialoghi e nelle lunghe pause nelle quali la musica è semplica supporto alla recitazione, ma non mancano momenti in cui è soprattutto la musica a parlare. E non mancano riff straordinariamente pesanti per la tradizione dei Fiaba, momenti in cui la formazione sicula gioca quasi a fare la metal band canonica. Ma di canonico in questo CD non c'è nulla, "Lo Sgabello Del Rospo" vive di grande inventiva e del desiderio di andare fuori dagli schemi, lontano dal già sentito. Un disco non facile, proprio per questo assolutamente affascinante e fuori dal tempo.

SANDRO BUTI

 

METAL HAMMER  aprile 1997

 

Fiaba “Il cappello a tre punte”

 

La band più enigmatica che la Sicilia abbia prodotto ritorna con il loro “vero” primo LP (considerando che il precedente era poco più che un demo-CD), più intrigante ed originale che mai. Per chi si fosse messo in ascolto in questo momento, sappiate che i Fiaba( cinque ragazzuoli di Siracusa) mischiano testi molto ben costruiti un po’ alla Branduardi con atmosfere elettriche e decisamente metal. In pratica, i Fiaba fanno filastrocche metalliche, e se non ci credete ascoltate pezzi come “I cento stivali”, “Il cappello a tre punte” oppure “Turpino il mostro”, e verrete catapultati in un mondo di fantasie apparentemente ingenue( o “popolari”), ma in realtà pieno di simboli che richiedono attenzione ed un ascolto consapevole. Non voglio svelare troppo, ma ci sono dei passaggi dei Fiaba che, messi nel contesto giusto, sono più dark di parecchi gruppi Black Metal. A buon intenditore….. Se il contenuto “lirico” rivela intelligenza, il contenuto musicale ci propone una band che sa quello che vuole, ed è capace di risultare originale senza scadere nel barocco. Per essere una produzione indipendente, i suoni sono quelli giusti, e ai pezzi viene lasciato tempo sufficiente per acquisire corpo e personalità. E se pensate che i suoni sono stati mantenuti piuttosto semplici (intendo dire, niente effettivi e/o effettacci), vi renderete conto che “Il cappello a tre punte” è un lavoro italiano che merita di essere conosciuto.

 

LUCA SIGNORELLI

 

METAL HAMMER             ottobre 1994

 

Fiaba: i segreti degli antichi boschi

 

Si parla molto di ritorno del rock progressivo, eppure ci sono pochi gruppi progressivi che facciano qualcosa di radicalmente nuovo, andando a mappare aree della musica ancora poco esplorate. Uno di questi gruppi è, guardate un po’, nato nel cuore della Sicilia. Sono i Fiaba, di Siracusa e la loro musica è tra le cose più strane e suggestive che la nostra penisola possa offrire. Luca Signorelli discute di mondi arcani insieme a Bruno Rubino.

 

Sin da quando ho ricevuto il loro secondo demotape (che insieme al primo costituisce il materiale compreso nel CD di debutto della band, “XII L’Appiccato”, uscito su Mellow Records), mi sono reso conto di come i Fiaba siano un caso unico nel panorama musicale nazionale.

All’interno dei confini della musica di cui noi normalmente ci occupiamo, solo Paul Chain e Mario”The Black” Di Donato si sono finora avventurati oltre gli steccati del rock, per fare una musica veramente originale. I Fiaba sono della stessa risma con, a mio parere, qualche marcia in più.

“Semplicemente la nostra spinta nasce dal desiderio di fare qualcosa di nuovo” – dice Bruno Rubino, portavoce e mente del gruppo – “cercare delle sonorità nuove, trascendere certi limiti. Di musica bella ce n’è tantissima ed in effetti ricreare dei moduli, che già esistono all’interno di un genere piuttosto conosciuto, non è difficile. Però, andando alla ricerca di sonorità veramente e totalmente nuove, ricevi quella spinta in più, che ti porta a sintetizzare un genere originale.”

Di fatto, molti in questo periodo parlano di originalità per descrivere la loro musica. Sicuramente bands come quelle che gravitano intorno all’etichetta svizzera Torquemada sono originalissime. Eppure i Fiaba lavorano in un settore ancora più complesso…

“E’ una cosa particolare: io penso che l’originalità derivi fondamentalmente dal suono. Non è una cosa peculiare della musica che si suona, nelle note, nelle sequenze o nella ritmica, anche se, logicamente, parte di queste cose sono di per sé stesse originali. Penso che l’originalità sia nella sensazione che ti trasmette il suono. E’ un discorso che potrebbe essere valido per molti altri campi artistici. Il valore di un quadro, di una statua è tutto nella maniera in cui viene percepito. Esso ti dà una sensazione e se questa è nuova, diversa, tipica, hai la certezza di trovarti di fronte a qualcosa di originale!”

I Fiaba, avrete certamente capito anche dal loro monicker, sono un gruppo che trae ispirazione da quell’ enorme bacino di cultura e arte che è la letteratura fantastica. Anche qui, però, mostrano di non voler fare come gli altri. Mentre il 99% dei gruppi coinvolti in questi temi sembrano essere implacabilmente bloccati nel mettere in musica le solite frattaglie horror sentite mille volte, i Fiaba, pur non trascurando alcuni lati “oscuri”, trattano questo campo a 360 gradi, dedicando le loro canzoni, per esempio, a prodotti del folklore europeo, ad antiche tradizioni e credenze, non necessariamente negative.

“Io ti posso dire” – continua Bruno – “che potrei sintetizzare tutto con due frasi, che sono tratte da un libro che ho letto e a cui tengo moltissimo, cioè “Il Piccolo Popolo” di Dario Spada. L’introduzione inizia con una frase tipo “Dalle profondità della terra, dai recessi più umidi e segreti degli antichi boschi…”. Queste frasi da sole riescono ad evocare immagini che sono contenute nelle nostre canzoni. Credo che quando ascolti e vedi qualcosa che ha una certa ripercussione sul tuo io interiore, questo ti ispira. Ovviamente se è un’immagine che già non ti appartiene, è difficilissimo essere ispirati”.

Oltre ai temi fantastici e letterari, l’altra cosa che colpisce è la “gentilezza” del vostro approccio, certo distante mille miglia dalla crudezza della maggior parte delle band che vanno per la maggiore.

“Per usare un termine abusato negli anni settanta, “nella misura in cui” il nostro suono è originale, noi non vogliamo ricadere su queste tematiche, che certo sono distanti da quello che ci interessa. Penso che l’aderire o meno a certi valori sia un problema di culto personale e da questo deriva il nostro legarci a certi concetti fiabeschi. Fra le altre cose, alla fin fine, anche nelle fiabe, perfino quelle più conosciute, esiste una componente orrorifica che è difficilmente negabile. Le nostre sono sempre derivazioni di leggende celtiche e bretoni, che in genere non hanno una morale specifica. Nei Fiaba ci ha interessato, in pratica, poter miscelare il dolce e il malvagio. Anche il logo del gruppo vuole riflettere questo, ma non so fino a che punto ci siamo riusciti.”

Parliamo del disco. Come mai avete scelto la carta dell’appiccato, una carta che esprime perdita, sacrificio, come simbolo del disco?

“E’ una carta particolare. Le motivazioni sono due: una semplicemente di impatto visivo. L’altra è che ci sembrava, paradossalmente, una carta di buon auspicio. Naturalmente, il discorso simbolico dell’appiccato è piuttosto difficile. Esiste un parallelo con il sacrificio di Cristo, di cui la carta è una rappresentazione. In effetti, l’appiccato non è altro che il compimento della grande opera: una persona che, al culmine di un suo iter spirituale, porta una rivelazione agli uomini con il suo sacrificio cosciente. Egli porta una sorta di fuoco prometeico ai mortali. La simbologia è chiarissima. Ci sono i due alberi con i rami tagliati, tre per lato, che rappresentano il firmamento e lo zodiaco (i dodici segni); i capelli, che rappresentano il sole; la croce, che è rappresentata dall’incrocio delle gambe dell’appiccato, che lo sormonta. E’ la rivelazione dall’alto di una verità. E’ naturalmente azzardato e presuntuoso dire che abbiamo portato una qualche rivelazione esoterica, ma ci è sembrato di buon auspicio usare questa carta. Quella che abbiamo noi è chiaramente una cultura minima sull’argomento, però, addentrarsi in tutta la giungla di significati che questa carta può avere, è certo difficile”.

Ci sono altre figure, che compaiono nei testi dei vostri dischi, che sono interessanti. Per esempio Il Signore Dei Topi.

“Sì, Il Signore Dei Topi è semplicemente la rivisitazione di una fiaba ben nota, quella del pifferaio di Hamelin. Però, al contrario di quanto si dica nella fiaba, in questo caso, il porsi del Signore Dei Topi è quello tipico di un leader: usa il piffero per condurre questi topi, che sono le creature bistrattate, alla conquista del paese. Così i topi diventano cavalieri ed il loro signore diventa re. E’ un ribaltamento del significato originario. Io sono abbastanza legato al discorso dei topi, al topo come figura simbolica che io vedo come positiva.”

Pensi che utilizzare tanti simboli possa essere capito da un pubblico che è sempre più distratto?

“Credo che certe persone purtroppo pensino che tutto ciò l’abbia inventato io, perché non conoscono le fonti a cui mi ispiro. Reinterpretando certe simbologie, in effetti le si rendono di nuovo vive, le si rimettono dentro l’immaginario collettivo moderno. Se qualcuno non conosce la fiaba del pifferaio di Hamelin, sentendone questa rivisitazione ha un’evocazione della figura del pifferaio stesso. Ci deve essere un inizio per tutto. Se non altro, non scriviamo cose campate in aria. Non mi arrogherei mai il diritto di mettere in musica qualcosa inventato da me di sana pianta.”

Se ci fossero dei libri la cui lettura va consigliata ai nostri lettori per capire meglio i Fiaba?

“Volentieri: uno dei libri è sicuramente il già citato “Piccolo Popolo” di Dario Spada e Giò Tanaglione (che è uno degli illustratori di Astra e ne ha curato i disegni), che è un libro dedicato alle credenze su gnomi, folletti ed altre creature fantastiche. Il secondo è “Fate” di Brian Fraud e Alan Lee, un libro stupendo pieno di aneddoti interessantissimi. Nel libro di Tavaglione e Spada, comunque, c’è una bibliografia piuttosto ricca per chi volesse approfondire l’argomento. C’è l’imbarazzo della scelta però, devo dire che tutto questo è superiore ai testi dei Fiaba, che per me restano comunque canzoncine, con un contenuto “strano” e nulla più. La più grande ispirazione per la mia musica viene non da questi libri, quanto dai film: parlerei quindi di un film di una decina di anni fa “In Compagnia Dei Lupi”, di Neil Jordan (quello che poi ha fatto “La Moglie Del Soldato”), “Legend”, e “Labyrinth”, i cui pupazzi mi sembra siano stati addirittura disegnati da Fraud. “In Compagnia Dei Lupi” è comunque stata la mia singola ispirazione maggiore.”

E’ un film stupendo, pieno di figure psicanalitiche stranissime…

“Sì, è veramente eccezionale. Gli effetti speciali non sono il meglio, ma non è questo il punto.”

Come si legano i testi dei Fiaba con questo film?

“Me ne sono accorto solo tempo dopo, ma i testi di “I Sogni Di Marzia” sono stati inconsciamente ispirati proprio da quel film. “I Sogni Di Marzia” è una specie di mini-concept, che avrei voluto far uscire separatamente dal CD, ma purtroppo non è stato possibile. In pratica è diviso in paragrafi e narra del passaggio puberale che vive questa ragazzina, Marzia. Il bosco che attraversa è una sorta di “travaglio di trasmutazione” e al mattino lei ritroverà il bimbo ed un letto macchiato di lacrime e sangue, in pratica il menarca, il primo ciclo mestruale. Io sono venuto a capo della soluzione de “I sogni Di Marzia” solo dopo averlo scritto ed è per questo che parlo di ispirazione inconscia. Innanzitutto interrogandosi sul problema dell’istinto della maternità, una cosa che noi uomini non possiamo vivere pienamente per motivi biologici. Chissà quali energie e quali situazioni si legano a questo discorso. E’ interessante notare come da una certa età in poi le donne incomincino a vedere negli uomini più un padre dei loro figli che un compagno di vita. Questo si riflette nel personaggio di Marzia.”

Come vi state evolvendo a livello musicale?

“Il nostro prossimo lavoro sarà un ibrido fra la prima e la seconda parte di questo disco. Spero di non perdere il suono dei Fiaba, ma non penso che succederà. Quello che vogliamo evitare è di commercializzare il genere. Andremo dritti per la nostra strada, stiamo facendo cose bellissime, ma sono forse troppo coinvolto nella storia per poter essere obiettivo!”

Per concludere: riscontro che ha avuto il disco e piani futuri.

“Su “L’Appiccato” siamo stati fortunati fin troppo. Le cose con il disco vanno bene e stiamo ricevendo un sacco di posta. Il fatto di ricevere una lettera che ti ringrazia di esistere aiuta a superare molti malumori! Soprattutto a livello contrattuale stiamo cercando di fare un salto di qualità. Con la Mellow va tutto bene, ma penso che a livello di distribuzione si potrebbe fare di più. Poi ci sono anche altre iniziative, ma ti farò sapere a tempo debito. Per esempio, a costo di auto produrmelo, voglio fare un 45 giri su vinile, per il semplice motivo che il vinile sta scomparendo. Addirittura con la copertina in bianco e nero! Un piccolo classico che magari non ascolterà nessuno, ma, dopo tutto, è più che altro per una soddisfazione personale. Se non si fanno le cose per soddisfazione personale, perché si dovrebbero fare?”

 

LUCA SIGNORELLI

 

 

METAL HAMMER luglio-agosto 1994

 

Fiaba “XII L’appiccato”(Mellow)

 

Questa non è altro che la trasposizione su CD dei due primi demo dei Fiaba, la folk-prog-metal band siracusana che tanto mi ha impressionato con la sua stranissima mistura di nuovo e tradizionale.

Poco da aggiungere: se non avete letto la recensione della demo, vi ricordo che i Fiaba sono paragonabili ad un gruppo di menestrelli medioevali che sono stati catapultati nel ventesimo secolo, e non riescono ancora a capacitarsi della differenza. Una musica che definire originale è certamente riduttivo, piena com’è di riferimenti più o meno nascosti a letteratura, cultura popolare, occultismo e semplici suggestioni della fantasia.

Branduardi meet Sonic Youth, avevo detto una volta, ed il paragone, anche se esagerato, calza abbastanza. Nel disco c’è anche la suite “I sogni di Marzia”, a mio parere non all’altezza della prima parte del disco, ma comunque un altro aspetto di questa band, capitanata da Bruno Rubino, un musicista la cui fortissima suggestione nei confronti di quanto è nascosto traspare da  ogni nota di questo lavoro. Per cui, se siete avventurosi e cercate il nuovo nella musica, chiedete questo disco alla Mellow Records, via F.lli Asquasciuti 68 – 18038 Sanremo – Tel. 0184/508900. E, come sempre, dite chi vi manda!!!!

 

  LUCA SIGNORELLI

 

Nuovo Metal Hammer luglio 1992

 

Fiaba “XII L’appiccato”(demotape)

 

Il demo del mese viene dalla Sicilia, ed è una bomba. In pratica una rivisitazione ultraelettrica dello stile caro a Branduardi, “L’appiccato” è uno dei lavori più originali, intelligenti e piacevoli che abbia sentito da lunghissimo tempo.

Mettete insieme un cantante con una voce molto simile a quella del suddetto Branduardi, aggiungete una base distorta che esegue gighe, correnti e ballate in maniera completamente sconvolta, su una ritmica ridotta all’osso, e avrete i Fiaba. Che probabilmente vogliono essere un gruppo progressive, ma si staccano parecchio dai canoni moderni del genere, in primis non riferendosi ossessivamente agli ormai remoti anni ’70. Certamente ci sono ombre di Fairport Convention e Pentangle, ma(credeteci o no), abbiamo anche influenze di Sonic Youth, Saint Vitus e altri che con il folk rock centrano proprio poco.

Ascoltate il terzetto “Il Fauno Bevve L’Acqua Della Sorgente”, “Il Signore Dei Topi”, “Il Richiamo Dello Stagno” e ditemi se non ho ragione.”Lo Spaventapasseri” poi sfida ogni classificazione, potrebbe essere addirittura un vecchio pezzo di Siouxsie & The Banshees.

L’ultima “Viene L’Angelo” è più tradizionale, ma è altrettanto bella. Un nastro molto bello, di cui consiglio l’acquisto senza timori.

                                                                                                                  

LUCA SIGNORELLI