Paperlate maggio 2002

Magie mediterranee

 

I siracusani Fiaba sono una band che persegue un percorso sonoro di grande originalità e coerenza, fondendo abilmente, su di un tappeto elettrico e su ritmi mediterranei, ballate e filastrocche medievali narrate da una potente e teatrale presenza vocale. I due precedenti lavori(XII L’appiccato e Il cappello a tre punte) sono opere di particolare fascino e hanno riscosso unanimi consensi. “Lo sgabello del rospo”, pubblicato dalla Lizard,  riconferma le qualità di un gruppo che merita attenzione anche e soprattutto al di fuori della Magna Grecia...

Quando e come nascono i Fiaba?

(Bruno Rubino, batterista della band): Il progetto è nato nell’estate del’91, Tutto è scaturito da un’idea di sperimentazione, ero alla ricerca di un sound rock moderno ed intenso che non fosse direttamente debitore di quello dei gruppi progressive degli anni settanta né dell’heavy metal epico degli anni ottanta. Così recuperando sonorità arcaiche e temi favolistici ho riunito alcuni musicisti che avevano condiviso con me la militanza in alcune precedenti bands e che volevano creare qualcosa di nuovo.

Come sorge la vostra originale miscela di Hard rock, folk rock e teatralità tipicamente progressive? Che metodo utilizzate per la composizione della vostra musica?

L’originalità del nostro sound è dovuta al fatto che percorriamo esattamente i territori che generalmente gli altri musicisti schivano; gli accostamenti possibili ad altri gruppi, sono  più che altro dei vettori per dare un riferimento del genere che suoniamo. Etichettare i Fiaba è di fatto un’impresa ardua per chiunque: una delle definizioni più simpatiche che ci hanno affibbiato sino ad oggi è “Fairy Metal”: è divertente come definizione e potrebbe spiegare in parte questo sound. Per quanto riguarda le nostre composizioni, dallo “Sgabello del rospo” in poi, il lavoro di gruppo consiste al 90% nell’arrangiamento di tutti i Fiaba su canzoni da me composte.

Parliamo del vostro ultimo cd “Lo sgabello del rospo”...

È il primo concept da noi realizzato e sicuramente il disco più tecnico, l’eterogeneità dei brani presenti in questo lavoro dipende dal fatto che l’atmosfera si evolve in parallelo con lo svolgersi della storia, quindi le varie canzoni toccano diversi stili, passando da momenti dilatati e psichedelici a venature di forte impatto tecno-metal. “Lo sgabello del rospo” è il nome inglese dell’amanita muscaria, il fungo allucinogeno presente nell’iconografia fiabesca che, sicuramente tutti conoscono, di colore rosso maculato di bianco e dall’aspetto apparentemente innocuo e il concept narra la storia di un viandante di nome Pauro che inconsapevole ospite di due streghe, ingerisce una pozione di cui l’ovolo malefico è l’ingrediente base. Tale infuso è la chiave che gli consentirà un viaggio allucinato e psichedelico nella città delle rane, dove effettuerà incontri e vivrà avventure  in un mondo sconosciuto dagli umani.

  Personalmente considero i vostri  precedenti lavori caratterizzati da una grande freschezza e originalità pur dopo anni dalla loro uscita. Che rapporto avete con L’Appiccato e Il cappello a tre punte?

Anche se sul piano della realizzazione sono sicuramente perfettibili, su quello compositivo siamo assolutamente convinti della validità di questi due album; crediamo che il primo CD rappresenti in pieno lo stile peculiare dei Fiaba, scarno nei suoni ma magico nelle atmosfere ed il secondo metta in luce la nostra componente più visionaria. “Lo sgabello del rospo” è da considerarsi una parentesi nel nostro percorso musicale: questo album non è un’evoluzione del discorso musicale dei Fiaba bensì, in realtà, un progetto sperimentale che abbiamo voluto realizzare per darci la possibilità di creare un concept  senza che ciò comportasse l’affossamento del nostro sound  in virtuosismi gratuiti o l’adozione di tematiche narrative pretenziose.

Quali sono le vostre influenze musicali e i vostri dischi preferiti? Che cosa ascoltate attualmente?

In campo musicale le influenze potrebbero essere infinite, a freddo mi vengono in mente gruppi tecno metal come Fates Warning o i primi Maiden gotici ma se si ascolta con attenzione la nostra musica noterai che il sound è diversificato, ascoltiamo di tutto purchè sia ben fatto ed originale. Non vogliamo farci condizionare da etichette imposte dall’esterno.

Pap. I vostri testi favolistici e surreali sono certamente un vostro marchio di fabbrica imprescindibile. Da dove traete la vostra ispirazione? Pensate di confrontarvi in futuro anche con tematiche diverse?

Per quanto riguarda la mia intima ispirazione, devo dire che una gran parte di essa è legata all’ immaginario infantile, forse perché la mia bisnonna “Benedetta Drago” ha colorato la mia fanciullezza di stupendi racconti persi realmente nella notte dei tempi. Penso che con i Fiaba, in quanto tali, porteremo avanti un discorso affine a ciò che abbiamo fatto sino ad ora, tutt’al più, visto che ci interessa la fiaba in tutte le sue forme, potremmo occuparci dell’immaginario appartenente alle culture di altri paesi, ad esempio l’oriente che non è stato ancora da noi artisticamente frequentato.

Ci risulta che dal vivo sprigionate tutta la carica teatrale che vi  è propria. Riuscite ad avere una costante attività live? Qual è la situazione musicale siciliana?

Non suoniamo quanto ci piacerebbe e difficilmente riusciamo a muovere le nostre scenografie per i concerti, in Sicilia c’è un grandissimo fermento artistico ma come per tutta l’Italia non ci sono canali organizzativi adeguati per supportarlo.

Avete riscontri dall’estero?

Abbiamo un ottimo riscontro specie in Giappone e Germania considerato poi il fatto che i nostri testi sono in lingua italiana, gap non indifferente per il mercato straniero.

Uno dei punti di forza dei Fiaba è certamente la vostra straordinaria presenza vocale……

(Giuseppe Brancato) Sono assolutamente spontaneo e mi viene rimproverato spesso il fatto di non avere studiato canto. Ho cominciato a cantare in un gruppo heavy metal negli anni ’80:  all’epoca seguivo molto Geoff Tate dei Queensryche e il mio cantare in inglese tendeva a quello stile. Quando Bruno mi propose di eseguire pezzi in italiano ho sviluppato per forza di cose, un stile vocale diverso e più personale.

Avete intenzione di pubblicare un disco live?

In futuro sicuramente, aspettiamo l’occasione giusta.

  Quali sono i vostri prossimi progetti?

Stiamo terminando la registrazione di un singolo dal titolo “Angelica E Il Folletto Del Salice” e le riprese video della nostra suite “I Sogni Di Marzia”. Chiaramente presenteremo dal vivo “Lo Sgabello Del Rospo”.

 

ALBERTO MANZINI