Succo Acido      marzo 2002

 

FIABA/Lo Sgabello del Rospo/Lizard

Da alcuni definiti “figli del metal e nipoti del prog.”, i siracusani Fiaba sono pervenuti in realtà ad uno stile assai originale, caratterizzato da un sound assai scarno, per certi versi “impressionistico” e soprattutto straordinariamente evocativo di mondi lontani e suggestioni arcaiche. Uno stile che rifugge sia i barocchismi e le fughe di tastiera (peraltro assenti in formazione) del prog., sia le tematiche distruttive e sanguinarie di certa iconografia metal. Il magico microcosmo dei Fiaba si nutre di surreali filastrocche da medioevo popolare, con un immaginario culturale che pesca spesso nella tradizione musicale celtica ma che non disdegna scorribande in territori di folk siciliano. I testi, stesi con grande sensibilità dal batterista/poeta B.Rubino, sono affidati all’ ugola lirica del pittoresco cantastorie G.Brancato che risulta essere nell’economia del sound il vero deus ex machina del gruppo, rendendo spesso la musica puro contorno decorativo. Dopo questa doverosa introduzione veniamo allo “Sgabello del Rospo”, terza fatica della band siracusana. Siamo di fronte, a mio avviso, al loro lavoro più ambizioso e maturo, finalmente confortato da una produzione all’ altezza (i primi due album, seppur buoni, erano in tal senso abbastanza artigianali). Un concept che cattura l’ ascoltatore fin dalle prime battute, calandolo magicamente in atmosfere da sogno allucinato, evocate con pochi abili tratti dai musicisti e sublimate da un songwriting superiore alla media nonché dall’ interpretazione torrenziale di G.Brancato. Difficile estrapolare i singoli brani dal contesto perché ogni song è una piccola gemma di un mosaico in perfetto equilibrio tra “gesto” ed “intenzione”, con un’ ironia di fondo e quel gusto per lo sberleffo che allontana la trappola della sbavatura pretenziosa. Insomma, per dircela tutta, “Lo Sgabello del Rospo” è un affresco di rara potenza evocativa che proietta di diritto i Fiaba nel gotha del prog./folk metal nostrano. L’unico difetto? Un artwork alquanto freddo, ma di fronte a tanta grazia, possiamo tranquillamente …ingoiare il rospo.

Francesco Barraco